ritagli di sport

7 febbraio 2006

“Trionferà Pittsburgh”. Condi non sbaglia

Filed under: american football — filnax @ 4.13 pm

Condi non sbaglia. “Vinceranno i  Pittsburgh Steelers. Mi spiace solo che non ci siano i miei Cleveland Browns”. Il giorno prima di recarsi al Ford Field di Detroit per assistere al quarantesimo Superbowl, Condoleeza Rice non si maschera dietro frasi di circostanza. Il Segretario di stato è un esperto di football americano e qualcuno in passato aveva parlato anche di amori giovanili con giocatori professionisti. La presenza della Rice suggella una finale all’insegna del nero.

In apertura i ricordi struggenti di Rosa Parks, Coretta King e degli alluvionati di New Orleans, poi il tradizionale “The star spangled banner” intonato dall’afroamericana Aretha Franklin. Sul piano sportivo gli Steelers si aggiudicano la partita (21-10) con le giocate di un black poker formato da Willie Parker, Jerome Bettis, Antwaan Randle El e Hines Ward. Il venticinquenne Willie Parker, alla sua seconda stagione a Pittsburgh dopo i campionati universitari con North Carolina, stabilisce il nuovo record di touchdown su corsa, con una volata di 75 yards. Gioca poco, ma è Jerome Bettis a trascinare con il suo carisma la squadra. “The Bus” giunge al capolinea di una lunga carriera da professionista nella sua Detroit con il prestigioso anello da campione del mondo (il titolo della National Football League viene riconosciuto come primato nel globo). Antwaan Randle Al e Hines Ward realizzano l’azione più bella del Superbowl, quella che spezza le gambe a Seattle. Randle Al è un ricevitore eclettico, all’università dell’Indiana giocava quarterback e a Detroit finta una classica corsa da runningback, per tornare sui suoi passi e con un lancio di 43 yards mandare in end zone Hines Ward. E’ la meta del 21 a 10 che chiude i giochi. Ward sale sul trono di miglior attore del Superbowl, con il titolo di mvp (most valuable player).

 Ma ci sono anche due protagonisti bianchi nella finale di Detroit: Ben Roethlisberger e Bill Cowher. Il primo, a soli ventitre anni, è il più giovane quarterback a vincere un Superbowl. Partito incerto, Big Ben inanella una serie di buoni passaggi e realizza una meta con una coraggiosa corsa in mezzo alla difesa avversaria. Sul 14-3, quando può chiudere la partita, si fa però intercettare dalla difesa avversaria e Seattle si rifà pericolosamente sotto: 14-10. Nel finale non sbaglia più. Bill Cowher si scrolla di dosso la nomea di loser. Fino a domenica il capoallenatore di Pittsburgh veniva considerato un buon coach, ma non per le partite cruciali.

Il quarantesimo Superbowl va in archivio come la vittoria di Cenerentola. All’inizio dei play off nessun esperto accredita la vittoria degli Steelers. Neppure Condi. Al termine della regular season gli Steelers acciuffano l’ultimo posto disponibile per proseguire la stagione. Arrivando sesti nel girone della American football conference le partite dei play off – gare secche – le disputano tutte in trasferta. Smentendo i pronostici, Pittsburgh umilia nei quarti di finale i Cincinnati Bengals (31-17), di misura vince sui superfavoriti Indianapolis Colts (21-18) ed infine surclassa i Denver Broncos (34-17) nella finale di conference. Improvvisamente si accende l’interesse dei media e i protagonisti replicano stizziti. Il giovane Ben Roethlisberger ai giornalisti che premono per varcare gli spogliatoi dopo la vittoria sui Colts si rivolge beffardo con “Volete tutti entrare ora? Voi che non credevate in noi, volete entrare ora?” e il linebacker Larry Foote rincara “Questa settimana nelle trasmissioni sportive non si analizzava la nostra squadra. Passavano alle altre, dando per scontato la vittoria di Indianapolis.” Proprio questa partita rappresenta la svolta della stagione. Davide contro Golia. Tutti i commentatori danno Indianapolis come sicura vincitrice del Superbowl e considerano il match con gli Steelers una pura formalità. Durante il campionato Indianapolis è stata un rullo compressore, vincendo a mani basse le prime tredici partite (tra cui un 26-7 contro Pittsburgh) e incappando in due sconfitte solo quando, con la qualificazione ai play off assicurata, schierano una formazione di riserve. Big Ben e The Bus trascinano gli Steelers all’impresa, con una gara magistrale, lasciando ai Colts solo tanti rimpianti.

E i vinti di Detroit? Il cofondatore di Microsoft, Paul Allen dovrà attendere ancora per vedere i suoi Seahawks sul tetto del mondo. Seattle, per la prima volta in finale, non  smentisce il pregiudizio di quanti la considerano città troppo sofisticata e inadatta al football. Il suo spumeggiante gioco offensivo al Ford Field non si è visto, complice una grigia prestazione del quarterback Matt Hasselbeck.

Filippo Nassetti

(Il Foglio, 7 febbraio 2006)

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