ritagli di sport

24 giugno 2006

Futbol bailado

Filed under: futbol — filnax @ 10.18 am

In calzoni corti Bernardo Bertolucci e Pier Paolo Pasolini. È il 1975 e a Cittadella, vicino Parma, si sfidano le troupe dei due amici. Entrambi stanno girando in Emilia due film sul fascismo. A Mantova Pasolini è impegnato con le riprese di “Salò o le centoventi giornate di Sodoma” scritto con Pupi Avati e Sergio Citti, a pochi chilometri di distanza si lavora all’ambizioso “Novecento” con Gerard Depardieu, Robert De Niro e la pasoliniana Laura Betti. Il compleanno di Bertolucci è l’occasione per organizzare una sfida calcistica dove si rincorrono attori e tecnici delle due troupe. Pasolini suda e corre, Bertolucci si sbraccia dalla panchina nell’inedito ruolo di allenatore. A cambiare il risultato della partita l’ingresso nel secondo tempo di Francesco Ferrari, talento imberbe. La sua danza, il fùtbol bailado, strega Pasolini e lo persuade a stillare una goccia di speranza nel finale del film. Sugli spalti ad assistere all’insolito match gli altri due protagonisti: Alberto, un bambino che aspetta il ritorno del padre, e Vincenzo, un terrorista nero.

Futbol bailado (Sironi editore) è il secondo romanzo di Alberto Garlini, trentasettenne parmense emigrato in Friuli, che così descrive il suo libro. “Una storia di una purezza dimenticata, tradita. E di un poeta e di un’epoca che la incarnano: Pasolini, gli anni settanta. La purezza che ho raccontato per tante pagine è quella delle prime partite di calcio, quando si era bambini e i pomeriggi duravano per sempre. Quando i tramonti erano del colore del sangue, e giocando ci si sentiva in armonia col cosmo. Le porte erano due giacconi buttati per terra, tre calci d’angolo erano un rigore, tre falli di mano un gol. Non c’erano regole precise. Per la prima e unica volta, prima delle regole, prima dei soldi, prima dei si deve, prima della furbizia assassina, l’innocenza. Per la prima e l’unica volta uno spazio anarchico pienamente realizzato.”

Nella trama si intersecano momenti diversi della storia reale, con continui salti temporali. L’omicidio di Pasolini ad Ostia e quello del fratello partigiano a Porzûs, lo scandalo del calcioscommesse degli anni Ottanta, la vittoria ai Mondiali di Spagna ’82 e la strage dell’Heysel. Si affaccia anche San Francesco, a cui si ispira la vita del protagonista. Troppo distante dal laido del calcio. A soli vent’anni Francesco Ferrari smette di giocare. Una condizione fisica zoppicante e la nausea per un sistema marcio lo portano ad uscire subito dal gioco. Scelta che non rimpiangerà poco tempo dopo quando subirà l’umiliazione di vedersi chiamare in correità per scommesse proibite da un ex compagno di squadra del Perugia.

No, non è più tempo di danzare, di futbol bailado che il protagonista rappresenta come “una specie di fiume che non si può arginare: gli uomini possono stringere gli argini, possono togliere la ghiaia e pensare di farla franca, ma il fiume prima o poi la fa pagare: alla prima pioggia insistente, traborda, sconfina, inonda, contagia. No, io non sono una pioggia, forse solo una pioggerella o addirittura una nebbiolina, ma spero che ci sia un uragano, forse dopo, forse quando non so….”

Filippo Nassetti

(Il Foglio, 24 giugno 2006)

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1 commento »

  1. «Cinedramma in due parti», in realtà film di propaganda a metà tra realtà e finzione, del tutto inconsueto per l’epoca, Mariute presenta lo stridente contrasto tra la giornata tipo della diva Francesca Bertini, che giunge sul set a mattina alta, dopo aver fatto attendere a lungo la troupe, e il dramma di Mariute, una contadina friulana, che, sola con tre bambini, con il marito in guerra, subisce violenza da tre soldati austriaci e viene vendicata dal suocero.

    Commento di Charity Stout — 17 gennaio 2013 @ 3.31 am | Rispondi


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