ritagli di sport

24 giugno 2006

Birmania Football Club

Filed under: futbol — filnax @ 10.15 am

Il calcio evocato nel titolo fa da sfondo. Birmania Football Club (Instar libri) non è un testo sullo sport più popolare a Myanmar. Il libro di Andrew Marshall è un intenso reportage sulla Birmania, prendendo spunto dai diari di sir J. George Scott. Fu questo avventuriero vittoriano, inviato in oriente dalla Corona a tracciare la mappa dei disordinati confini di questo “nulla geografico”, ad introdurre il gioco del calcio nel paese. Uno sport che sedusse subito i birmani, gente violenta che – secondo Scott – vedeva nel pallone di cuoio l’evocazione di una battaglia. Epiche le sfide tra gli indigeni e i coloniali, con gli allievi che vogliono superare a tutti i costi i maestri anche ricorrendo a piccoli trucchi, come la preparazione di pasti corretti, per scatenare attacchi di dissenteria nei sudditi di Sua Maestà.

Marshall, giornalista freelance di trentotto anni, vive a Bangkok. Per la realizzazione del libro si è recato sette volte in Birmania, fingendosi turista. Tutti viaggi dove, come scrive nella prefazione, “sono stato fotografato, filmato, ostacolato, inseguito e chiamato traditore dagli agenti della direzione dei servizi segreti della difesa. Bene, signori, avevate ragione: ero uno scrittore camuffato da turista”. L’autore ripercorre gli itinerari descritti nei diari da Scott, dal dilapidato splendore coloniale di Rangoon alla città reale di Mandalay. Certo non si è imbattuto in quella tribù di wa che il vittoriano descrisse come “una razza straordinariamente cortese, industriosa e degna di stima, peccato che abbia la mania di mozzare la testa agli sconosciuti, e che di norma trascurino di lavarsi”.

La Birmania di oggi ha ormai poco dell’ex colonia. I luoghi di raduno delle tribù narrate da Scott sono state saccheggiate dall’esercito birmano. Dal 1962 a governare il paese è una dittatura militare finanziata dall’ingente traffico di droga (tra i principali fornitori dell’eroina venduta nelle strade degli Stati Uniti). La presa del potere è stata caratterizzata dai classici rituali di rifiuto totale di tutto ciò che potesse evocare il passato coloniale del “popolo con i pantaloni”. Xenofobia, libri stranieri censurati, missionari espulsi. La leader del movimento democratico, Aung San Suu Kyi ha provato a guidare una rivolta democratica, definita una “seconda lotta per l’indipendenza”. Una battaglia che le è valsa la vittoria alle elezioni del 1990, a cui però non sono seguite responsabilità di governo bensì gli arresti domiciliari. Una persecuzione che le è valsa anche il premio Nobel per la pace. Superata la naturale diffidenza e scrostata l’iniziale entusiastica adesione al regime, Marshall descrive nel libro anche “un popolo colto, profondamente originale e giustamente orgoglioso delle sue vivaci tradizioni”.

Filippo Nassetti

(Il Foglio, 24 giugno 2006)

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