ritagli di sport

4 aprile 2006

I fratelli e la farfalla

Filed under: extreme — filnax @ 2.54 pm

Un condor, un pipistrello e una farfalla: tre fratelli con le ali. Patrick, Angelo e Barbara. Sempre a parlare di aria, vento e nuvole. Sogno e razionalità. Passioni sfrenate coniugate alla ricerca scientifica, alla sperimentazione nelle gallerie del vento ed allo studio dei disegni d’ala di Leonardo.

“Oggi mi sento sola”, confessa Barbara Brighetti, la farfalla, sorella minore del trio. Unica donna capace di lanciarsi con un paracadute senza ossigeno da 10.900 metri. Il primo del trio ad uscire di scena è Patrick De Gayardon nella primavera del 1998. Fatale un lancio con la tuta alare alle Hawaii. Quella tuta da pipistrello, da lui disegnata e progettata. A primavera del 2006 si congeda il condor Angelo D’Arrigo. L’ultimo volo lo fa, stranamente, da passeggero. A bordo di un ultraleggero che si avvita su un uliveto. Barbara Brighetti è scesa anche lei dalle nuvole. Con le sue gambe, però. “Non volo più. Almeno come paracadutista estrema. Solo per divertimento. Non fatemi però passare nelle vicinanze di un aeroclub, perché vado in crisi di astinenza”.

Il trio si forma nel team Sector No Limits. Un gruppo di atleti volto alla ricerca di limiti da superare. Non solo in aria. C’è anche Umberto Pellizzari con le sue immersioni o Manolo il ragno del freeclimbing. Dopo la morte di De Gayardon, l’atleta probabilmente più noto della squadra, l’esperienza si chiude. Il team implode. 

 “Angelo e Patrick erano dei pionieri. Hanno aperto strade sconosciute e nel farlo si sono avvalsi dell’apporto di centri di ricerca e laboratori. Non erano certo dei pazzi scriteriati, pianificavano con puntiglio le loro imprese. Volevano essere risarciti dalla natura che gli aveva scippato un paio d’ali. Erano nati per volare. Patrick è stato il primo uomo a planare con la tuta alare: da quattromila metri d’altezza riuscì a spostarsi in orizzontale per sei chilometri, ad una velocità di crociera superiore a quella di caduta. Angelo invece è stato il primo uomo a insegnare a volare agli uccelli. Un uovo di condor si è schiuso sotto all’ala del suo deltaplano. Il pulcino di rapace lo ha identificato come il padre e lui l’ha portato in aria con il suo deltaplano dalla silhouette ridisegnata proprio come un condor. Tanti hanno scritto degli uccelli, da Konrad Lorenz a Richard Bach, ma nessuno aveva mai insegnato loro a volare. Angelo aveva uno straordinario rapporto con i volatili. Con un’aquila delle steppe ha attraversato il Sahara e con uno stormo di gru la Siberia”. Tante le iniziative promosse dopo la morte di D’Arrigo per commemorarlo. Sul suo sito si può sottoscrivere la petizione per chiedere di ricordarlo intitolandogli l’aeroporto di Catania.

Barbara Brighetti, nelle pause giornalistiche (Exxxtreme su La7 e una rubrica su “For men magazine”), sta ultimando “Kipepeo”, la raccolta delle sue avventure. Questo l’inicpit: “Sono cresciuta in Africa, dove l’erba della savana, nella stagione arida, ha il colore della criniera dei leoni; dove le stelle sono così grandi e luminose che ti sembra di poterle toccare; dove i bambini dalla pelle scura e dagli occhi profondi, giocano all’ombra delle acacie rincorrendo farfalle. Proprio lì,  cadendo dal cielo appesa al mio paracadute colorato, mi guadagnai il soprannome di Kipepeo, che in swahili significa farfalla. Oggi è così che mi sento. Una piccola farfalla che vola trasportata dal mistero del vento, affetta dalla sindrome del nome che porta inciso fra i colori madreperlati delle sue ali: Papillio Ulisses. Come “il fattore Ulisse” di cui si dice siano affette le persone che vanno in cerca di emozioni estreme. Dall’alto osserva il mondo; ora si posa fra  le tiepide brezze che l’accolgono in un morbido abbraccio, per poi riprendere a danzare trasportata dal soffio bizzarro e capriccioso di Eolo. Piccola e sfavillante respira l’inebriante profumo della natura, vibrando con essa”. All’Africa Barbara è legata dal sogno irrealizzato di record del mondo di atterraggio in quota, sul Kilimanjaro, sfumato per scogli burocratici. Tra le sue imprese il lancio sulla Grande Muraglia e quello in tandem con il sottotenente Gianfranco Paglia, rimasto paralizzato durante la missione in Somalia.

Ricordando il trio, la voce si commuove. “Mi piace pensarli nel loro habitat, in aria. Patrick a ridisegnare le ali degli angeli e Angelo a insegnar loro a volare”.

Filippo Nassetti

(Il Foglio, 4 aprile 2006)

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3 commenti »

  1. Un abbraccio al trio no limits e a tutti coloro che quotidianamente spingono i propri limiti un po’ più lontano.
    Un grazie all’autore dell’articolo.
    Gianluca.

    Commento di Gianluca — 8 dicembre 2006 @ 6.46 pm | Rispondi

  2. Stringo fortemente ed idealmente al mio petto il ricordo di Patrick e di Angelo (che ho conosciuto per pochi minuti) e mando un bacio affettuoso e pieno di ammirazione a Barbara (che non ho mai incontrato)dicendole che al mondo ci vorrebbero più donne come lei…poichè rappresenta la quintessenza femminea dell’ardimento e del “carpe diem”!
    Non cambiare mai Barbara,ti prego, continua ad essere di alto ESEMPIO per tutti coloro che sono preda di quel “fattore Ulisse” che non possono eliminare -neanche volendo- dal loro profondo, e continua ad essere sempre “kipepeo”!!!un bacio a Barbara, e, sinceri complimenti al giornalista autore dell’articolo.

    Commento di luigi ruggiero — 28 gennaio 2007 @ 10.22 pm | Rispondi

  3. Ammiro questi 3 grandissimi che hanno dato un senso alla loro vita con immenso coraggio e tenacia.Sono affascinato e immagino le senzazioni forti che hanno provato come mai nessuno.Addolora solo il pensiero di aver perso Patrick De Gayardon e Angelo D’Arrigo,per fortuna c’e’Barbara Brighetti la farfalla del gruppo! Ciao grandi maestri di vita!

    Commento di Claudio — 17 maggio 2007 @ 6.57 pm | Rispondi


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